A un anno dall’Expo: c’era una volta il software antimafia

Scritto da
Alessandro Giuliano

Tempo fa leggendo Il Fatto Quotidiano mi sono imbattuto in un pezzo di Gianni Barbacetto dal titolo Expo e il software antimafia scomparso. Una storia strana. Storia di ordinaria (pubblica) amministrazione. Ma andiamo con ordine. Mancano trecentocinquantaquattro giorni all’inizio dell’esposizione. Tra maggio e ottobre del prossimo anno a Milano sono attese milioni di persone ogni giorno, un grande giro d’affari. Un’enorme opportunità per tutti i settori economici. Ma a meno di un anno dall’evento, ci tocca parlare di una nuova tangentopoli e delle, ahime! Solite, infiltrazioni mafiose nei cantieri edili.

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A proposito di cemento e ‘ndrangheta, circa un paio d’anni fa venne presentato il Sogiexpo, uno straordinario strumento tecnologico in grado di incrociare dati e analizzare ogni singola impresa, rilevando eventuali condizionamenti o ingerenze della criminalità.
Bellissimo, stupendo, meraviglioso! Il progetto suscitò grande entusiasmo nei palazzi delle istituzioni. E in effetti questo strumento avrebbe potuto rivelarsi preziosissimo al fine di tenere lontano dai cantieri personaggi e aziende poco raccomandabili.

Nel 2012, la creazione e successiva gestione del software viene affidata a trattativa privata (in cui l’azienda o le aziende vengono scelte direttamente dall’ente pubblico che appalta i lavori, senza un bando pubblico quindi) per complessivi 500.000€ a “Opera21” una società che fa riferimento alla Compagnia delle Opere (costola di Comunione e Liberazione). Peccato però, che la suddetta società in quel periodo abbia già grosse difficolta economiche e nel 2013 porta le carte in tribunale.
Fallita, viene rilevata dalla società romana TopNetwork che dunque dovrebbe prendersi carico di tutte le commesse, compresa quest’ultima, che è anche la più importante. Ma qualcosa va storto. Scrive Barbacetto nell’articolo del 29 marzo scorso: «I tecnici che stavano lavorando al software per Expo si sono licenziati e sono passati ad un’altra società la “Wiit” di Alessandro Cozzi. Fuori di sé quelli della TopNetwork, che hanno rilevato un’azienda senza ciò che la rendeva appetibile». A quel punto la TopNetwork pensa bene di chiudere la sede milanese e licenziare i lavoratori dell’ex Opera21.

expo 3

Nel frattempo, l’organizzazione di Expo decide di affidare l’appalto alla Wiit, in attesa di trovare un nuovo appaltatore. Mentre, ad oggi, non si hanno notizie di operazioni anticrimine portate a termine con l’uso di questo preziosissimo (e costosissimo) mezzo informatico.

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