Azzorre: viaggio incontaminato tra delfini e terre vulcaniche

Scritto da
Francesca Gabbiadini

Nuotare a largo della costa, in aperto oceano atlantico, non è di certo una delle esperienze più confortanti della vita. Non solo hai sempre la netta sensazione di far mulinare le braccia a vuoto, ma la prima cosa su cui ti si fissa lo sguardo sono i raggi solari che man mano si perdono nel blu. Il tutto è accompagnato dall’unico suono che riesci a percepire: l’inquietante rumore del tuo respiro nel boccaglio.

Ma poi, quasi all’improvviso – perché in realtà erano lì già da un po’ ad osservarti – senti suoni simili a numerose i, che si alzano e si abbassano di intensità, e mentre cerchi di individuarne l’origine scorgi sette e passa delfini che dal basso, rallentando la nuotata, sbirciano all’insù con il corpo di traverso, combattuti fra la diffidenza e la curiosità. Ed è proprio in quel momento che, cercando di non bere, cominci a sorridere dietro il boccaglio.

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Azzorre, Settembre 2012. Primo viaggio in solitaria.

Ho sempre avuto il pallino di voler nuotare coi delfini, chiaramente abbindolata dal film e telefilm Flipper, che ovviamente guardavo a bocca aperta. Così l’anno scorso, messi da parte un po’ di soldi, decisi che era giunto il momento di farlo: cominciai a cercare posti ed eventuali compagni di viaggio. Non solo scoprii che fosse illegale nuotare coi delfini in cattività, ma pure di non avere né amici né conoscenti  abbastanza squilibrati da seguirmi. Partiida sola, verso le Azzorre.

Le Azzorre sono un arcipelago di nove isole vulcaniche distanti da 1600 a 2000 km dalla costa portoghese, e dal 1976 costituiscono una Regione autonoma del Portogallo. Di queste isole non esistono  guide turistiche soddisfacenti, quindi conviene appoggiarsi a Internet. La mia ricerca cadde sull’isola di Pico, la seconda territorialmente più estesa dell’arcipelago, dove, per l’appunto in rete, riuscii a trovare un gruppo di biologi marini specializzati nel whale watching e dolphin swimmers (sito: Pico Sport). Le isole sono sempre state famose per la presenza di cetacei nelle loro acque, tanto che la caccia alle balene fu la fonte economica principale dell’arcipelago, in particolare nel XIX secolo, quando le loro acque venivano solcate da baleniere provenienti dagli Stati Uniti, dalla Norvegia, Gran Bretagna e Russia. Oggi, invece, dopo la moratoria a livello mondiale, la caccia alle balene è vietata in tutte le isole dalla metà degli anni Ottanta. Di conseguenza, l’unica soluzione fu di sfruttare la presenza dei cetacei ribaltando il punto di vista: non più caccia, ma osservazione e protezione.

Le uscite in mare coi delfini sono organizzate con un gommone da sei persone, massimo otto, che ci porta in mare aperto, abbastanza lontano dalla costa se il tempo lo permette, verso i tratti di oceano dove gli animali sono soliti andare a cibarsi. Una volta usciti dal porto del villaggio Madalena parte la gara a chi avvista il primo delfino e può trionfalmente urlare «Dolphins!»: a quel punto ci si accosta al gruppo e, al momento opportuno, la guida fa scendere in mare due persone alla volta, in modo da non spaventarli. Durante la mia prima uscita mi ero ripromessa di non rimanerci male nel caso non avessi visto nulla, e di pensare che avevo altre cinque occasioni per vedere, quanto meno, una pinna. Invece pare proprio che alla Azzorre i delfini siano più numerosi dei funghi: solamente una mattina si lasciavano avvistare da lontano per poi sparire fra le onde. Ma anche in questo caso, l’oceano è stato generoso, facendoci ammirare un gruppo di delfini misto, composto da più di 50 esemplari di Stenelle (Striped dolphins) e di Delfini comuni (Common dolphins), che giocando e scappando con le scie dei gommoni, hanno cominciato a saltare a gran velocità sulla superficie dell’acqua. I Delfini comuni sono, inoltre, la prima specie di delfino che ho potuto ammirare nella mia vita, con i quali ho fatto la mia prima nuotata, parzialmente descritta all’inizio di questo pezzo. Oltre a loro, nelle successive uscite, mi sono allontanata troppo dal gommone cercando di nuotare dietro agli enormi e veloci Grampi (Grampus grisou) e ho quasi rischiato di rompermi i timpani cercando di seguire in profondità i Tursiopi (Spotted Dolphins).

Tursiopi

Tursiopi

Di quest’ultima specie fa parte il nostro Flipper: sono dei veri stronzi, sperando di fare un complimento alla loro intelligenza. Si lasciavano avvicinare tranquillamente con l’imbarcazione e una volta che scivolavi nella gelida acqua oceanica, a poco a poco si inabissavano, fermandosi a tratti a osservarti, e il loro sguardo comunicava solo una cosa: «Dai forza, vediamo se riesci ad arrivare fin qui». Tradotto in inglese dalla mia compagna austriaca: «Fuck off, stupid humans!».

La padrona incontrastata di queste terre è senza dubbio la natura: sia in terra che per mare, sia col sole che con la pioggia, il ritmo della vita è dominato dalle bizze dell’ambiente. Un’armonia ciclica pervade gli abitanti rendendoli attivi d’estate e riflessivi d’inverno. Di tutte le piacevoli e disponibili persone che ho incontrato lungo la strada, senza dubbio Jousua, Rogers e Nilton sono coloro che ricordo con più affetto.

Vulcano Pico: a 1200 mt.

Vulcano Pico: a 1200 mt.

Rogers è una guida turistica del Parco protetto del Pico, il vulcano che dà nome all’omonima isola. Lavora al Centro situato a 1200 mt  sul vulcano, prima della grande salita verso la punta.

Nilton, , invece, è la guida di montagna che Rogers mi ha suggerito per organizzare la risalita notturna del vulcano e ammirare l’alba sull’oceano… sì, teoricamente tutto molto bello: in pratica pioveva troppo e il programma è saltato.

Ma Jousua è scollegato da tutti loro ed è un amico d’autostop; o meglio, lui mi ha caricato sul suo furgoncino rosso. Signore di mezza età, subito mi prende in simpatia e comincia a chiedermi nomi e posti italiani, rivendicando la sua conoscenza di Roma, che dopo incomprensioni e risate, scopro ridursi a due ore di attesa del bagaglio all’aeroporto di Fiumicino. Accetta di portarmi a Santo Amaro, villaggio sulla costa settentrionale dell’isola, dove spero di ritrovare una signora tedesca – fisicamente simile a Patty Smith – conosciuta il primo giorno di viaggio, ma a una sola condizione: J. deve assolutamente portare una botte di vino ad un amico; così gli assicuro che le deviazioni non sono per me un problema. Innamorato profondamente della sua terra, il portoghese brizzolato mi mostra terre vulcaniche “appena” formate, numerosi vigneti e sue proprietà, con tanto di degustazione di vini e liquori prodotti da lui.

Vigneti tra le rocce vulcaniche dell'isola.

Vigneti tra le rocce vulcaniche dell’isola.

Ci salutiamo con simpatia all’entrata del negozio d’artigianato tessile, a Santo Amaro, negozio in cui avrei trovato la figlia della mia tedesca. Entro a chiedere informazioni: tutti la conoscono, effettivamente, ma di certo né lei né qualcuno della sua famiglia lavora lì… Scopro, dunque, che non solo la mia capacità di comprendere l’inglese è pessima, ma che Christa – diamo un nome alla donna ricercata – aveva semplicemente usato il primo biglietto trovato in borsa per scrivermi il suo nome. Dopo altri passaggi arrivo a casa sua e mi godo una meritata tazza di caffè portoghese.

Vulcano do Capelinhos.

Vulcano do Capelinhos.

Avrei tante altre storielle da raccontare: dal turista che vuole nuotare coi delfini con tanto di pinne e muta, ma l’unico stile che conosce è il cagnolino al primo avvistamento di un Capodoglio (!); la Caldeira di 2 km di diametro dell’isola di Faial (di fronte all’isola Pico),così come il paesaggio lunare del Vulcano do Capelinhos;

il mancato volo verso l’isola delle cascate Flores che mi ha fatto versare lacrime amare oppure l’ubriacatura dell’ultima sera con Nilton e sua zia…

Caldeira.

Caldeira.

….ma, alla fine, l’elemento collante di tutti questi aneddoti è il viaggio in solitaria, momento in cui scopri limiti ed eccessi, dove le emozioni possono intensificarsi a dismisura, senza che la presenza di nessuno le tenga a freno. Occasione, offerta dalla solitudine, di conoscere l’essenza di luoghi e persone in un angolo del Pianeta.

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