BeccoGiallo Edizioni: un nuovo modo di fare giornalismo?

Scritto da
Alessio Scalzo

BeccoGiallo non è la solita casa editrice per vari motivi, due in particolare saltano subito all’occhio: il primo è che l’etica è alla base del loro lavoro, dato che pubblicano solo opere d’impegno civile; il secondo è che si occupano di solamente di graphic novel, anzi per la precisione di graphic journalism.

Dieci anni di attività alle spalle sono tanti, specialmente se si lavora in un settore di nicchia, trattando argomenti estremamente delicati. Pequod vi porta oggi a fare due chiacchiere con Guido Ostanel, direttore editoriale di BeccoGiallo.

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La vostra linea editoriale è ben definita e molto interessante: vi occupate di fatti di cronaca, di inchieste e di reportage. Perché avete scelto di interessarvi di giornalismo in questo modo alternativo e molto stimolante?

Perché non volevamo rassegnarci di fronte al ritornello: «Oggi ai giovani non interessa più niente». Chi se ne frega di chi ha ucciso Pasolini, chi se ne frega di chi ha messo una bomba a Piazza della Loggia, chi se ne frega di Falcone e Borsellino, chi se ne frega della Resistenza. Ci pareva troppo facile dare tutta la colpa ai giovani distratti. Forse gli strumenti usati fin lì dai “vecchi” per tenere viva la memoria, non funzionavano più così bene?

 

Sul vostro sito main.beccogiallo.net spiegate come «non è nato» il vostro progetto: dite che nessuno di voi è un disegnatore, né uno sceneggiatore di storie per immagini, ma vi definite dei «discreti lettori». Come mai avete scelto questo linguaggio per intrattenere e informare i lettori?

Perché il linguaggio del fumetto – per come funziona – invita naturalmente chi legge a mantenere un atteggiamento attivo durante la lettura. Un po’ il contrario di quanto è successo per decenni con la più brutta televisione italiana: praticamente, un invito alla passività più totale. Questo aspetto del fumetto ci sembrava molto interessante e abbiamo provato ad approfondirlo.

 

Ogni vostra graphic novel è curata in ogni dettaglio, la qualità media dei vostri prodotti è molto alta. Quanto tempo dedicate alla cura di un libro? Quanti ne riuscite a pubblicare in un anno?

Produrre un libro BeccoGiallo come Piazza Fontana o Peppino Impastato è un processo lungo e faticoso, sia per la redazione sia per gli autori coinvolti. In base al soggetto, il tempo e le energie dedicate alla fase di documentazione, alla raccolta dei dati, spesso con interviste e approfondimenti condotti “sul campo”, possono rivelarsi molto dispendiose. In un anno, fra ristampe e nuove proposte, pubblichiamo una decina di titoli.

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Gli ebook ormai sono una realtà e il loro mercato è in crescita costante. Molti dei vostri libri sono disponibili anche in formato digitale: credete che gli ebook possano servire a diffondere meglio i vostri prodotti o i fumetti in generale?

Per quanto abbiamo potuto osservare noi, difficilmente – almeno nel caso dei nostri fumetti – la copia fisica viene sostituita da quella digitale. Molto più interessanti, invece, si sono finora rivelati gli esperimenti con il digitale sulla promozione del singolo libro, del marchio e della lettura.

 

In dieci anni di attività, una longevità che non è da tutti, avete raccontato molte storie, trattando di personaggi ancora attuali: da Marco Polo a Giovanni Falcone, da Pasolini a Maradona. Avete già in mente qualche personaggio di cui vorreste parlare in futuro? O una storia che vorreste assolutamente valorizzare?

Una donna che ci piace molto: Wisława Szymborska. Il libro che le abbiamo voluto dedicare arriverà presto.

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Insomma, un progetto fresco e innovativo quello di BeccoGiallo al quale auguriamo di cuore una lunga vita. Forse hanno trovato il modo di avvicinare di nuovo i giovani – e non solo – alla storia e al giornalismo.

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