Beijing World Food Fair: l’agroalimentare made in Italy passa da Pechino

Scritto da
Adriano Albanese

Dal 26 al 28 novembre scorsi, il China National Convention Center di Pechino ha ospitato l’edizione 2014 della World Food Fair, evento di punta per il settore dell’alimentare e della gastronomia  di livello internazionale. L’esposizione, organizzata in collaborazione tra Koelnmesse, importante ente fieristico tedesco, e la Camera di commercio per il settore agroalimentare del governo cinese, si pone come appuntamento imprescindibile per le imprese di tutto il mondo intenzionate a ritagliarsi uno spazio nel ricco e variegato mercato agroalimentare cinese.

La capitale Pechino, al centro di una rete commerciale che serve 200 milioni di consumatori, si pone come polo strategico per il settore agroalimentare del nord-est della Cina, con il vantaggio, rispetto alla diretta concorrente Shanghai, di servire un mercato meno saturo e maggiormente in ascesa, grazie alla crescente domanda delle vicine regioni di Tianjin Hebei, Shanxi e Mongolia.

Una delle aziende espositrici all’interno dell’Area Italia

Una delle aziende espositrici all’interno dell’Area Italia

L’Italia, con la sua secolare tradizione gastronomica, non poteva mancare all’appuntamento.
Supportate da Cibus – Fiera di Parma, un pool di 50 aziende italiane ha  offerto ai visitatori cinesi il meglio della gastronomia tricolore: vino, olio, pasta, conserve, prodotti caseari e salumi, sono alcuni dei prodotti presentati agli importatori e distributori cinesi giunti all’evento. All’interno dell’Area Italia sono avvenuti quindi i contatti più importanti ai fini della promozione della tradizione gastronomica italiana nel nord-est della Cina e al suo consolidamento in tutta la Cina continentale e nei paesi vicini nel prossimo futuro. Un processo, tuttavia, non privo di difficoltà.

La lounge dell’Area Italia all’interno dell’esposizione

La lounge dell’Area Italia all’interno dell’esposizione

L’incontro tra espositori italiani e visitatori cinesi ha infatti dimostrato quanto il clash culturale tra occidente e oriente non risparmi la tavola. “Perché il prosciutto di Parma è così rosso?” , “Perché l’olio extravergine costa di più se proviene dalla stessa oliva?”, sono solo alcune delle domande poste dai visitatori cinesi, che dimostrano una lontananza non solo geografica del consumatore locale rispetto alla tradizione gastronomica italiana.

Il prosciutto di Parma, prodotto di culto tra i consumatori cinesi

Il prosciutto di Parma, prodotto di culto tra i consumatori cinesi

“Per conquistare il consumatore cinese le nostre aziende devono puntare sulla qualità” ha dichiarato sua eccellenza Alberto Bradanini, ambasciatore d’Italia per la Cina e la Mongolia, in occasione del  ricevimento per le aziende italiane espositrici tenutosi nell’ambasciata italiana a Pechino.
“Il consumatore cinese, sempre più attento e esigente per quanto riguarda i prodotti agroalimentari di importazione, merita il massimo impegno delle nostre aziende, volto alla proposta di un prodotto di alto livello vicino ai gusti autoctoni, ai fini di una presenza stabile e duratura nel mercato cinese.“

Insomma, se mangiare è cultura, è la qualità a porsi come il mezzo più adatto alla diffusione della tradizione  alimentare italiana, per dare alla gastronomia made in Italy le giuste credenziali per entrare sulle tavole dei consumatori cinesi e di tutto il mondo.

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