«Cadrà fra poco esanime chi fu predetto re»: l’omicidio di Macbeth

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pequodrivista

C’è chi sceglie di opporsi al potere con la forza delle idee per un mondo più giusto, spesso sacrificando la propria vita sotto i colpi di un governo repressivo, e chi imbraccia le armi per le proprie fantasie di onnipotenza politica. L’ambizione omicida al potere che seduce e terrorizza è il motore del Macbeth shakespeariano, tragica riflessione sul rapporto tra governanti e governati, sulla presa e la perdita di potere. L’autore non è estraneo a certe tematiche e qui le sviluppa in uno scenario a tinte fosche: Macbeth uccide nel buio della notte, ed è l’oscurità che invoca a coprire le sue efferatezze; rosso è il sangue che macchia i corpi morti e le mani colpevoli, che una Lady Macbeth sonnambula tenta di lavare ossessivamente, schiacciata dal peso del crimine, ma per cui non basterà «l’intero oceano del grande Nettuno».
Insomma, chi dice Macbeth dice tragedia, e lo sanno bene i teatranti inglesi, che non osano pronunciarne il nome per scaramanzia. E pensare che quest’opera ha ispirato rappresentazioni teatrali in tutto il mondo: Pequod fa un salto indietro e uno in avanti per raccontarvi la vitalità di un soggetto teatrale e di una visione grandiosa e terribile dell’umanità.

Il Macbeth di Giuseppe Verdi
Propenso alle idee repubblicane (dopo una bella chiacchierata con Giuseppe Mazzini), considerato l’artista più rappresentativo dell’Italia risorgimentale e liberale, Verdi se ne uscì con Macbeth il 14 marzo 1847, presso il Teatro della Pergola di Firenze. Fu un grande successo ma ben presto dimenticato; l’opera tornerà alla ribalta in una nuova versione, con la super star Maria Callas, nel dicembre 1952, al Teatro alla Scala di Milano.

L’incondizionata ammirazione che Verdi provava nei confronti di Shakespeare, insieme alla scelta di altri prestigiosi soggetti d’opera, lo resero il tramite del miglior teatro europeo in Italia. Nel corso dell’Ottocento il compositore s’imponeva sempre più nella scelta della fonte letteraria e nella realizzazione del discorso drammatico, e il povero Francesco Maria Piave, librettista di fiducia di Verdi, si armò di santa pazienza. Nel loro «pesante conflitto epistolare» c’è un richiamo ossessivo a una prosa più concisa e all’alleggerimento della fonte originale per avvalorare la situazione drammatica.

L’opera divenne archetipo della brama di potere e dei pericoli che essa comporta: un soggetto che calzava a pennello con lo spirito del tempo. Si puntava alla compartecipazione emotiva del pubblico alle storie e alle vicende dei personaggi, con melodrammi costruiti su amori, ambizioni e rimorsi.
Ancora oggi la messa in scena di un’opera simile non può non essere finalizzata a scuotere il cuore e la coscienza del pubblico. Fin dalla Macbeth Horror Suite di Carmelo Bene, la scena italiana aveva intuito le grandi potenzialità dell’opera shakespeariana e di recente hanno calcato i palcoscenici Macbeth eccentrici e deliranti, come quello impersonato dall’istrionico Giuseppe Battiston, e addirittura versioni al femminile, vedi Susanna Costaglione nell’adattamento di Claudio Di Scanno, spunto per il film Macbeth – Neo Film Opera di Daniele Campea.

Il Macbeth della Compagnia Carlo Colla & Figli
A breve vedremo l’orrore e la disperazione di Macbeth animati da una compagnia di marionette: la Compagnia Carlo Colla & Figli tornerà al Piccolo Teatro Grassi di Milano, dal 10 al 19 giugno, con la nuova versione di uno spettacolo nato americano, nel 2007, e portato in Italia nel 2010. Il ritorno in grande dell’arte delle marionette, il tramite più popolare per la divulgazione dei classici letterari e teatrali, lascia immaginare l’incanto di piccole creature che attraverseranno il teatro-teatrino, corpo meccanico e voce d’attore che le segue nel bosco di Birnan e nelle stanze del castello, ma soprattutto quel misto di dolcezza e crudeltà racchiuso nelle grandi storie di tutti i tempi.

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colla dentro

Articolo di Sara Alberti e Alice Laspina

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