Come si dice ‘Ndrangheta in milanese?

Scritto da
Alessandro Giuliano

Questa rubrica nasce con l’intento di approfondire maggiormente il fenomeno della ‘Ndrangheta, le sue connessioni fra nord e sud Italia, le assonanze di storie poco – molto poco – differenti, in una prospettiva che nega il discernimento tra due realtà apparentemente diverse, ma ordinate dalle stesse regole.

San Michele Arcangelo a Piazza Affari

Le cronache narrano che, quando a ferragosto del 2007 a Duisburg (Germania) furono rinvenuti i corpi senza vita di alcuni ‘ndranghetisti vittime della faida tra le famiglie Nirta-Strangio e Pelle-Vottari (entrambe originarie di San Luca, nella locride), gli inquirenti trovarono nel taschino di un ragazzo appena maggiorenne un’immagginetta bruciacchiata raffigurante San Michele Arcangelo.

Gli inquirenti italiani, che già da tempo collaboravano con la polizia tedesca sul fronte antimafia, capirono subito che all’interno del  ristorante di fronte al quale giacevano i corpi si era appena svolto un rito di affiliazione.

Nella società ‘ndranghetista l’immagine bruciata e le gocce di sangue dell’affiliando che cadono su quell’effigie sanciscono il patto d’onore; momenti scanditi dalle parole con cui si dichiara solennemente che, da quell’ istante, la propria vita apparterrà solo ai “mammasantissima”.
I riti della tradizione arcaica sono imprescindibili dallo spirito imprenditoriale delle cosche. Meccanismi diversi, ma complementari: riti ancestrali che fanno il paio ad operazioni finanziarie di proporzioni enormi.

Foto1

Attivisti antimafia con il testimone di giustizia Pino Masciari.

La‘Ndrangheta al nord. In che termini?

La parola ‘Ndrangheta deriva dal greco andranghathos ovvero “uomo valoroso”.
In Calabria e nel resto del mondo il termine non ha traduzione. E non cambiano neppure i metodi criminali con cui i clan si fanno largo, a Platì come in Piazza Duomo.

Affermare che gli ‘ndranghetisti del nord agiscono in modo diverso rispetto alla terra d’origine, cercando e trovando spazio solo in certi piani di certi palazzi è sbagliato e pericoloso. Indagini vecchie e nuove hanno portato alla luce uno scenario inedito per questi luoghi. Persone armate che entrano nei retrobottega delle attività commerciali, a volte minacciano, altre sparano.Automezzi delle cosche che si muovono indisturbati nell’area dell’ortomercato, dove si trova anche qualche immigrato pescato sulle spiagge calabresi o in qualche istituto per essere sfruttato.

Sono i padroni dell’ Hinterland e di interi quartieri della città di Milano. Sono coloro i quali gestiscono l’ordine e la sicurezza nella maggior parte delle discoteche della città. L’influenza dei clan non riguarda solo il settore economico e finanziario. Il problema sta diventando sociale. Le guerre intestine si sono spostate dai paesini della Calabria con più alta densità mafiosa, alle strade dell’hinterland e tra le vie delle periferie milanesi. A questo punto, anche al nord, come in passato in altre regioni, è giunta l’ora della scelta; voltare lo sguardo altrove rimane sempre l’opzione più facile e deleteria.

Categorie Articoli:
Intercity 791

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza cookie terzi per le sue funzionalità. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.
Pequod