Damanhur: i colori dell’umanità nei sotterranei della Valchiusella

Scritto da
Vanessa Martinoli

A nord di Torino, nella Valchiusella, si incrociano quattro delle linee sincroniche che, come fiumi impetuosi, trasmettono idee e pensieri e mettono in contatto ogni punto del mondo con l’universo. No, non siamo in preda ad una crisi mistica, questo luogo esiste davvero, si chiama Damanhur. Il nome significa ‘Città della luce’ ed è stato premiato dalle Nazioni Unite in quanto più grande società ecosostenibile presente in Europa. I damanhuriani riciclano, sperimentano nuove tecnologie verdi, si riscaldano bruciando legna nei camini, e, soprattutto, bandiscono accendino e sigarette, anche negli spazi aperti.

Inoltre l’eco-società sostiene numerosi enti locali e non, che si occupano di ristorazione, distribuzione commerciale di alimenti bio, o vendita di abbigliamento handmade.

L’ambiziosa etica new age si basa sulla convinzione che in ogni individuo sia presente una scintilla divina da portare alla luce grazie alla meditazione e all’impiego di particolari forme a spirale che permettono il fluire di energie positive.

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Ma la ‘Città della luce’ è anche la città del colore e dell’arte, infatti è divenuta meta turistica di grande attrattiva per la rilevanza estetica in ambito pittorico, plastico e del vetro soffiato. A Damanhur tutti sono artisti e a tutti è permesso colorare le strade del villaggio con le tinte del proprio pennello.

La comunità offre un ventaglio di possibilità davvero vasto per chi desideri esprimere se stesso attraverso l’estetica delle forme, del colore e dei materiali, è possibile infatti accedere a corsi di formazione artistica o semplicemente frequentare i laboratori di statuaria, della lavorazione del vetro, di ceramica e di mosaico.

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Tutte le tecniche acquisite nei vari atelier hanno permesso ai damanhuriani di incastonare, nei sotterranei, quello che è stato annoverato tra le meraviglie del mondo: i Templi dell’umanità.

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Questo organismo sacro è composto di sette sale, sempre visitabili e utilizzabili da gruppi di fedeli di qualunque confessione religiosa per celebrare le proprie cerimonie. La costruzione iniziò nel 1978 ad opera degli stessi abitanti e fino circa al 1991 la sua esistenza rimase segreta anche a molti dei membri della comunità, in quanto non esistevano leggi che autorizzassero la creazione di strutture sotterranee di questo genere.

Gli ambienti sono così distinti: sala degli specchi, dell’acqua, dei metalli, della terra, delle sfere, il labirinto ed infine il tempio azzurro. Una luce particolare inonda l’aura sacrale di questi spazi, nei quali, al di là di ogni convinzione personale, si respira indubbiamente un’intensa spiritualità.

Le varie sale sembrano porsi in una dimensione dove tutte le forme fluttuano, dando vita a linee che nella loro semplicità creano effetti che non possono lasciare l’occhio indifferente. Il colore è l’indiscusso protagonista, tinte diverse e contrastanti si stagliano sui dipinti parietali rappresentanti simboli di ogni culto, figure umane sorprendentemente realistiche, ed elementi naturali. L’esplorazione procede attraversando numerosi corridoi dalle volte dorate, ai cui lati troviamo curiose statuette in terracotta di soggetti non ben identificabili; vale la pena rivolgere il naso all’insù per ammirare i soffitti, spesso a cupola, finemente decorati da preziose vetrate o mandala dipinti.

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Ma non è tutto vetro quello che luccica, infatti numerose sono le testimonianze dei ‘fuoriusciti’ dalla comunità, i quali la descrivono come una vera setta che opera attraverso meccanismi coercitivi, pressioni psicologiche che porterebbero l’individuo a scindersi dal mondo al di fuori delle mura di Damanhur.

Nota è inoltre l’evasione fiscale di cui fu accusato il fondatore nel 2004 e l’abuso edilizio dovuto alla costruzione dei templi.

La sontuosità e bellezza di questi luoghi segreti rimane indiscutibile, ma non è necessario essere trascinati nella morsa delle forze spirituali per apprezzarne la meraviglia.

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