Diritto al tetto: solidarietà attiva di Unione Inquilini

Scritto da
Davide Tacchini

A Castelli Calepio, fedeli a un principio, stavamo barricati in un appartamento al secondo piano, difesi da un armadio trascinato a impedire l’ingresso. Tutt’attorno l’assedio: quattro volanti in strada, Carabinieri e Digos come fanteria dall’altra parte della porta; in prima linea il fabbro e i suoi arnesi, sotto esortazione d’un ufficiale giudiziario, fungevano da ariete d’espugnazione. Lo stridere del flessibile sul corpo del serramento annunciava il caos, i pianti, la disfatta imminente. Questa volta stavano andando fino in fondo.

Qualche minuto prima eravamo un presidio solidale di venti persone, scudo contrapposto ad un’ordinanza di sfratto ai danni d’una giovane famiglia di origine tunisina. Tre bambini e un lavoro perduto qualche tempo prima gravavano sulla coppia, che, da mesi, si trovava nell’impossibilità di continuare a saldare affitto e spese.

Da una parte loro, umili e onesti, con la fatica di ricostruirsi una vita in terra straniera, dall’altra il proprietario dell’immobile: un signore del paese sui 70 anni, che aveva acquistato il bilocale per destinarlo ai figli qualora ne avessero avuto necessità. Nel frattempo, affittarlo pareva essere la soluzione per reintegrare la spesa. Senza la riscossione delle mensilità, però, si è ritrovato a dover pagare di tasca propria acqua, luce, gas e altre spese per svariati mesi, sino alla decisione per sfinimento di ricorrere allo sgombero. Che gli si può rimproverare? Con la pensione giusto giusto ci campa.

E qui scocca il dardo infame che scatena la lotta tra poveri: il problema risulta essere lo sventurato che non paga l’affitto e non l’incapacità dello Stato di far fronte con efficacia a una crisi del lavoro e alle sue dirette conseguenze.

L’esempio sopra citato, in cui “l’extracomunitario” se la vede con un possidente privato, è solamente una tra le svariate tipologie di panorami quotidiani in cui ci si imbatte; drasticamente numerosi sono i casi di sfratto di cittadini di ogni colore ed etnia da alloggi popolari. Un fenomeno imbarazzante in un paese civile come dovrebbe essere il nostro.

Il logo di Unione Inquilini.

I protagonisti dell’episodio descritto sono in gran numero attivisti del sindacato Unione Inquilini, un’associazione che da quasi 50 anni si batte per il diritto all’abitazione in molte province italiane. Di fronte a questo scenario le istituzioni come rispondono? Dove finiscono un uomo, una famiglia, se privati del tetto? Quale assistenza è riservata loro?  A queste domande, Unione Inquilini replicherebbe con una risposta concisa e diretta: «Madri e minori vengono solitamente indirizzati in case famiglia, per tutti gli altri il consiglio è di rivolgersi ai centri d’accoglienza (come Caritas e simili), ovvero di arrangiarsi. In questo modo la problematica viene debolmente tamponata e maldestramente celata, mentre nel suo fulcro il cancro continua a crescere, producendo disperati e senzatetto».

Unione Inquilini si costituisce nel ’68, a Milano, per iniziativa di comitati di base delle case popolari che si battono per il risanamento dei quartieri e per l’affitto ridotto; negli anni ’70 diventa il movimento che occupa case e fabbricati sfitti a viso aperto, alla luce del sole e addirittura in diretta TV. Lotte dure, le prime, contro la privatizzazione e i saccheggi del patrimonio residenziale pubblico, in difesa del canone sociale. Negli anni assume la forma di organismo di rappresentanza e organizzazione degli inquilini, con lo scopo di costruire un movimento unitario per l’attuazione del diritto d’ogni uomo ad un’abitazione idonea e dignitosa; diritto che per altro è sancito anche dall’art. 25 della dichiarazione universale dei diritti umani.

Quella di Unione Inquilini è una solidarietà sociale attiva che ha l’obiettivo di marcare, agli occhi di popolazione e istituzioni, l’esistenza e la persistenza di regolamentazioni del tutto inappropriate per la gestione della questione abitativa. Ne abbiamo parlato con Fabio Cochis, segretario dell’Unione Inquilini Bergamo: «Oggi, in piena crisi del lavoro, in un momento in cui il fenomeno della morosità incolpevole si propaga enormemente, la presenza del sindacato è più necessaria che mai: sono centinaia, quotidianamente, i nuclei familiari che si rivolgono a noi per una risposta effettiva e pratica. Nelle sedi (più di 50 sul territorio nazionale) i volontari sono attivi su più fronti: si indica come leggere bollette e altri documenti, si insegna a calcolare correttamente l’ISEE, si accompagnano i richiedenti nel percorso di assegnazione di una casa popolare, si fornisce assistenza legale e si organizzano seminari informativi e manifestazioni. Solo in una piccola provincia come quella bergamasca gli sportelli di consulenza sono 4 e perennemente affollati».

Un gruppo di attivisti e inquilini in un presidio anti-sfratto in provincia di Bergamo.

Oltre all’indefessa attività d’ufficio, tuttavia, il tratto distintivo di Unione Inquilini è l’azione sul campo sotto forma di picchetti anti-sfratto e occupazioniLa forte rete di affittuari, attivisti e sindacalisti che si è creata permette la formazione, in caso di necessità, dei sopra menzionati scudi umani a salvaguardia degli sfrattati di turno. Ce lo spiega meglio Fabio Cochis: «La formula è quella del presidio permanente; impedire “fisicamente” l’esecuzione dell’atto giudiziario se necessario, richiamando possibilmente l’evento all’attenzione dei giornali; quest’ultimi potranno così riconoscere la gravità della situazione abitativa e informarne la comunità. Io aiuto te e tu aiuti me. Così tutti aiutano tutti, dando voce risonante ad un disagio reale».

Tuttavia, le conseguenze di questo modus operandi possono essere spiacevoli: «I picchetti ci espongono quotidianamente al rischio di denunce per interruzione di pubblico servizio e, nei casi peggiori, allo sgombero prepotente da parte delle forze dell’ordine. Ciononostante, crediamo nella battaglia che portiamo avanti e di fronte al rischio ci facciamo forti dei nostri ideali di giustizia sociale».

Il picchetto, ad ogni modo, è un atto strategico eclatante che, per essere componente efficace di lotta, necessita dell’accompagnamento di un assiduo lavoro sul fronte politico e di trattativa con le istituzioni. Solo così sarà possibile raggiungere gli obiettivi di Unione Inquilini, che si possono riassumere in questo motto: basta case senza persone, basta persone senza casa!

Le precarie condizioni in cui versano alcune case popolari.

In copertina: un gruppo di attivisti e inquilini in un presidio anti-sfratto in provincia di Bergamo.

Tutte le foto sono di proprietà di Unione Inquilini / Tutti i diritti riservati.

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