Fame di terra saziata con grano europeo

Scritto da
Mirko Pizzocri

Nasce tutto a Ferrara, tra le guglie estensi e viottoli medievali, all’interno di un Festival che avevo deciso di godermi per personale curiosità, senza nessuna volontà di volerci ricavare materiale per un nuovo pezzo. Invece eccomi qua a scrivere, prendendo uno spazio a Pequod, con un fine: fungere da eco ad un’inchiesta portata avanti da due ragazzi, Diego Gandolfo e Alessandro di Nunzio, giornalisti freelance per vocazione, che hanno “ficcato il naso”, in un settore ai più oscuro, riuscendo, con il loro validissimo lavoro, a vincere il Premio Morrione, per la migliore inchiesta.

Dopo cinque mesi di investigazioni giornalistiche, grazie alle dolorose grida di aiuto di agricoltori illegittimamente defraudati dei propri campi, si è scoperchiato un vaso di pandora: la sottrazione dei fondi europei destinati all’agricoltura da parte delle cosche siciliane. È la terra a far gola alla mafia. Più terreni possiedi, più finanziamenti ricevi. Questo meccanismo in Sicilia ha inquinato l’intero sistema di assegnazione e compravendita dei terreni. L’importante, dunque, è riuscire ad arrivare (molto spesso con mezzi violenti) a possedere fondi e agri perché sarà la terra a generare automaticamente denaro di natura pubblica – comunitaria. Denaro che l’Europa eroga sottoforma di sostegno al reddito per le persone occupate nell’agricoltura. Scenario lavorativo-economico sempre più “EXPO STYLE”; tutti convinti di dover sviluppare ampliare e sostenere. Il problema grosso, oltre alla gravosa e socialmente distruttiva presenza mafiosa, è che molti di questi soldi la campagna non la vedranno mai.province-tagli

La cronaca giudiziaria ha attestato che i denari in questione, per una sorta di legge del contrappasso – o forse più con una forte tonalità di acido sarcasmo – sono purtroppo finiti nel commercio del cemento, senza frutti, senza derrate e con il grano lasciato a marcire con buona pace del reale raccolto ottenuto. A questo si è riusciti ad arrivare anche perché nella regolamentazione dell’ammortizzatore sociale previsto, non è nemmeno lontanamente menzionato un seppur minimo obbligo di rendimento o di rendicontazione. Se a questo si mescola l’egoismo criminale, la miscela mortale per l’intero comparto agricolo è aimè servito.

Ma cosa non funziona? Come si è riusciti ad arrivare a questo? Premettiamo che le domande per le concessioni dei fondi comunitari destinate all’Agea, (che è l’ente che si occupa della gestione ed erogazione dei soldi pubblici nell’ambito delle politiche agricole), devono necessariamente passare presso i Caa (centri di assistenza agricola) i quali, risultano essere limitati nei loro poteri istruttori di controllo. Ugualmente limitante è la normativa, che prevede l’obbligo di richiesta della certificazione anti-mafia solo ed esclusivamente per i finanziamenti superiori a 150.000 €. Una soglia ormai davvero troppo alta, che non permette di escludere l’operosità della mafia anche a cifre inferiori. Mafia, sì, come quella “dei Nebrodi”, che ha costretto le autorità del posto, quali il sindaco di Troina, e il presidente del Parco dei Nebrodi a vivere sotto scorta, perché minacciati, colpevoli di voler semplicemente ripristinare lalegalità in questa vorticosa e maleodorante giostra dell’assegnazione delle terre attraverso la minaccia e il metodo criminale. Purtroppo, però, il giocattolo è rotto, fuori controllo. Secondo la Corte dei Conti molti dei proventi illegalmente ottenuti negli anni sono andati definitivamente persi perché prescritti.1328943557_8700c7d681_b

Ma c’è di più: il rischio è che l’intero costo di questo vorticoso ingranaggio mafioso, perpetrato ai danni della Ue, andrà a pesare sulla collettività Italia, inficiando la legittimità stessa dei fondi. La Direzione generale agricoltura della Commissione europea intende proporre una rettifica finanziaria relativa a tutti i debiti non recuperati anteriormente al 2010.
L’importo massimo della correzione ammonta a 388.743.938 milioni, che verrebbero così decurtati dal budget italiano della Pac 2014-2020, con buona pace di chi di agricoltura ci vive, per chi davvero potrebbe avere un progetto funzionale, biodiversificato; per chi con quei fondi e grazie ad un’ottima idea e ad una forte volontà potrebbe essere pioniere di un’eccellenza in coerenza con  EXPO, ospitata proprio quest’anno dal nostro paese.

Confrontandomi con gli stessi autori, si è inoltre avuto modo di riflettere sul focus tutto siciliano della loro inchiesta e ciò ha contribuito ad allarmare gli animi. Se questa malattia diagnosticata sull’isola si fosse diffusa su tutto lo stivale le conseguenze nei rapporti italo-comunitari sarebbero quanto meno nefaste. Ciò che invece consola è che l’Italia ha, quanto meno, ottemperato ad uno degli obblighi istituiti all’art. 325 punto 2 del Trattato Ue, rubricato “Lotta contro la frode” dove espressamente si obbligano gli Stati membri, ad adottare le stesse misure utilizzate per combattere le proprie frodi domestiche, al fine di contrastare le frodi comunitarie. almeno su questo punto siamo stati, come sistema Italia, impeccabili e affidabili, conformando il nostro sistema di controllo dei finanziamenti europei a quelli italiani, con lo stesso criterio colluso e inadatto.

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