Il cinema al femminile, tra fermento creativo e rivendicazioni politiche

Scritto da
Lara Casirati

Mentre il Bergamo Film Meeting, da sempre attento a celebrare (anche) il cinema al femminile, omaggia in questi giorni Anna Karina, in tanti festival le artiste trovano la loro massima celebrazione nel ruolo di attrici, mentre meno riconosciute sono le donne che si muovono dietro la macchina da presa o ad orchestrare, in qualità di produttrici, opere messe in scena dai colleghi uomini.

Nell’ambito dell’ultima edizione della Berlinale, la conferenza Where are the women directors in European films? Gender equality report on female directors (2006-2013) with best practice and policy recommendations, promossa dall’EWA (European Women’s Audiovisual) è stata l’occasione per fare luce sulla situazione del cinema al femminile, sui suoi numeri e sulla sua visibilità a livello internazionale, oltre a rappresentare un primo, fondamentale passo per avviare una serie di buone pratiche tese a supportare le donne impegnate nelle professioni audiovisuali.

Il collettivo Film Fatales

Il collettivo indipendente Film Fatales

 

Proprio uno studio dell’EWA, condotto per due anni coinvolgendo oltre mille voci differenti, rivela dati sconfortanti sulla parità di genere in ambito cinematografico: solo il 21% dei film prodotti a livello europeo è diretto da donne, forse anche in ragion del fatto che l’84% dei fondi pubblici finiscono per essere ripartiti tra opere dirette da uomini.
Se una forte spinta alla promozione del cinema al femminile è data dai festival di genere – tra gli altri, il milanese Sguardi Altrove, la cui prossima edizione si terrà dal 17 al 25 Marzo – il rischio per lo spettatore, soprattutto se non strettamente cinefilo, è quello di rimanere ai margini di un capitolo fondamentale del cinema contemporaneo non equamente supportato dalle distribuzioni e dai media.
Se i talenti di certo non mancano, così come i tanti riconoscimenti internazionali – l’Orso d’Argento per la Miglior Regia all’ultima Berlinale è stato infatti assegnato a Mia Hansen-Løve per il suo L’avenir – spesso l’unica occasione per vedere opere al femminile è affidata a passaggi festivalieri o proiezioni nelle sale sin troppo rarefatte: dai ritratti umani di Claire Denis e Andrea Arnold al cinema denso di memorie di Naomi Kawase, dalle sperimentazioni di Claire Simon al riscatto di genere delle protagoniste dei film di Céline Sciamma.

Il cast di "Bande de Filles" e, al centro, la regista Céline Sciamma

Il cast di “Bande de Filles” e, al centro, la regista Céline Sciamma

Laura Poitras e gli attori di "Citizenfour", premiato come miglior documentario agli Oscar 2015

Laura Poitras e gli attori di “Citizenfour”, premiato come miglior documentario agli Oscar 2015

Parliamo di cineaste che rivendicano maggiore attenzione e tutela per il proprio fermento creativo e che troppo spesso non riescono a raggiungere il pubblico italiano, complice una distribuzione lacunosa, al di là di qualsiasi distinzione di genere: dal cinema politico di Laura Poitras (il cui Citizenfour ha vinto il Premio Oscar al Miglior Documentario nel 2015), ai cortometraggi che intrecciano riflessioni sulla memoria, la condizione di esule e la fuga di Mati Diop; da una delle nuove portavoci del cinema indipendente americano Josephine Decker a Valérie Donzelli, che con il suo La guerre est declarée ha messo in scena, recitandola in prima persona, una drammatica storia autobiografica di madre e compagna.
Ma anche l’Italia vanta eccellenze al femminile: da Emma Dante ad Eleonora Danco, da Alina Marazzi a Martina Parenti, costantemente al lavoro con il compagno Massimo D’Anolfi.

Se siete alla ricerca di nuovi punti di vista, date un’occhiata alla lista di opere dirette da donne stilata dal collettivo Film Fatales, che riunisce nuove autrici del panorama indipendente: se hanno ispirato loro, potrebbero essere un ottimo spunto per le vostre prossime visioni…

Film Fatales

Film Fatales

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