Il folklore condiviso: la compagnia bergamasca de Gli Zanni in Siria

Scritto da
Davide Tacchini

Cinquanta anni fa nasceva nella provincia bergamasca la compagnia folkloristica de Gli Zanni (nome derivato dai personaggi più antichi della Commedia dell’Arte). Nell’impegno per l’indagine storico-sociale e culturale, il gruppo sperimenta il ricostruire in atti teatrali momenti comunitari e aspetti tradizionali di varie popolazioni, nonché la pratica di musiche, danze e canti etnici. L’intento è quello di ritrovare la “storia dal basso” che è punto iniziale d’una comprensione della realtà attuale.
Annualmente l’associazione organizza momenti d’incontro con rappresentative estere di folklore e tournée di lavoro fuori porta per un diretto contatto col patrimonio straniero.

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Tra le numerose mete, nel 2005 la Siria: l’Unione Folklorica Italiana propose alla compagnia di rappresentare il paese al Festival Internazionale del Folklore di Bosra.
I componenti della “spedizione” rievocano estatici i ricordi delle tappe intermedie tra uno spettacolo e l’altro: la visita alla fortezza di Krak dei cavalieri, residuo architettonico delle crociate; gli immensi mulini di legno (Norie) della città di Hama, che da secoli recuperano dal fiume Oronte l’acqua destinata all’irrigazione di frutteti e giardini; i monasteri e le abitazioni arroccate sulle rocce del villaggio cristiano di Ma’lula (devastato tra il 2013 e il 2014)   i cui abitanti parlano ancora un dialetto aramaico; la capata alle moschee nella periferia di Damasco e nei suoi Suq (mercati organizzati in corporazioni); i pasti consumati all’arrangiamento delle fidule sotto tende beduine.
Le ragazze del gruppo menzionano il pomeriggio passato nell’hammam (complesso termale) condividendo il lavacro con le donne del luogo che, accompagnandosi col suono dei darbuka, hanno tentato d’insegnare i rudimenti della danza del ventre alle forestiere.
Infine la messa in scena del proprio spettacolo nell’anfiteatro romano di Palmira, al centro del deserto Siriano circondati dalle stupende rovine in un sorprendente stato di conservazione, a Bosra in presenza di migliaia di spettatori e nel palazzo Azm di Damasco.

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«Raccontare a diversi anni di distanza quest’esperienza – appuntano Gli Zanni – ci rende consapevoli di quanto siamo stati privilegiati nel posare direttamente gli occhi sull’architettura e l’arte in generale di quei luoghi, materia che oggi è parzialmente andata distrutta.
Difficile scordare l’intera giornata passata a visitare il sito archeologico di Palmira avendo come guida d’eccezione il direttore del museo.
Difficile credere che tanta di quella bellezza oggi non esista più.»
Spiegano come a Palmira abbiano potuto costatare l’effettiva importanza culturale sviluppatasi attorno a quest’oasi nei millenni, come il passaggio di numerosi popoli ne abbia impreziosito l’aspetto, come la città potesse essere esempio rappresentativo dei diversi modi in cui nel corso dei secoli le popolazioni si siano spostate, incontrate e mescolate, dando vita a un paesaggio unico, capace di raccontare una parte della storia dell’uomo.

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Negli anni, più volte la cultura della città, in ogni sua forma d’espressione, è stata oggetto di censura da parte del potere che vi si voleva affermare. Nell’ottobre dello scorso anno, gran parte del sito è andata distrutta a seguito della conquista da parte dell’ISIS, che ha organizzato una demolizione sistematica di tutti i luoghi di culto dell’antica città, cancellando, almeno materialmente, un’importante traccia storica e artistica.
Per chi però ha avuto la fortuna di posare lo sguardo su quell’amalgamarsi di culture, i monumenti di Palmira resteranno nel ricordo un baluardo d’integrazione e bellezza, resistenti a qualsiasi assedio. Così per gli attori bergamaschi la Siria ora è un ricordo fotografato: la loro danza nel tramonto, nel deserto.

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