Intervista’l’musicista: La tromba del Bon vecchio Piero

Scritto da
Sara Alberti

Eccezionalmente per Pequod si rivela a noi Marco Pierobon: uno dei musicisti italiani più affermati sulla scena internazionale. Ammaliata dalla sua musica e dalla sua tromba vi consiglio di starvene seduti comodi e far partire i consigli musicali che ci ha lasciato Marco.

Led Zeppelin,Whole lotta love (Link)
W.A. Mozart: Symphony No. 41 (Link)
Skrjabin, Poema dell’Estasi (Link)

Chi si cela dietro questa magnifica tromba?

Marco Pierobon, 40 anni (sigh!), nato e cresciuto a Bolzano (fino ai 18). Poi emigrato in giro per il mondo, ma di base, ora, in provincia di Parma. Nebbia e Zanzare.

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Qual è in tuo primo ricordo musicale?

Primo ricordo musicale? Il mio maestro di solfeggio che mi dettava le lezioni da imparare sul quaderno. Fotocopie? Ciclostile? Mah…

Quale è stato il tuo percorso come musicista? Parlami delle tue origini, dei tuoi primi ascolti, le band del liceo, i gruppi in cui hai suonato che più han significato per te e per la tua crescita musicale.

Ho iniziato a 8 anni alla scuola elementare, in un corso “casuale” di musica. Subito dopo, a scuola della banda, a Bolzano. Alle medie mi sono convertito al Metal (!!!) per cui Iron Maiden, Bon Jovi, Guns’n Roses. Vinili e musicassette. CD? Ancora non pervenuti…

Ho fondato gli “Universe” alle scuole medie, suonavo la batteria. Poi al liceo il salto di qualità: “Five Faces”, una cover band degli Zeppelin (sempre batteria) e “Alfio e gli Apodi” (chitarra), Doors e co. Ma anche gruppi di musica latino americana con la tromba. Poi è stata la volta del conservatorio, l’Orchestra Giovanile Italiana a Fiesole, concorsi vinti, l’Orchestra Toscanini di Parma,  il Maggio Musicale Fiorentino, l’ Accademia di S.Cecilia di Roma e una capatina alla Chicago Symphony Orchestra. Ora solo conservatorio, il quintetto d’ottoni (GomalanBrass Quintet) e concerti da solista.

 

Come ricordi gli anni di studio in conservatorio/scuole di musica? Qualche aneddoto particolare?

Ho degli splendidi ricordi del Conservatorio. Molto lavoro, tanti concerti, molta esperienza. Ma ho visto volare anche qualche sedia in sala orchestra, per fortuna non ero io il destinatario.

Ora la situazione è ribaltata e potenzialmente sei tu quello che può lanciare le sedie. Cosa significa per te insegnare musica? Come lo affronti, quali sono i valori che vuoi trasmettere  e le delicatezze da tener presente?

Insegnare è un’esperienza intensa. Voglio trasmettere la mia intenzione di comunicare attraverso la musica, cosa non scontata. E non lo posso fare suonando in prima persona, ma ispirando i miei studenti. La cosa più bella non è far suonare un allievo come me, ma farlo suonare al meglio delle sue possibilità, nel suo stile. Accantonando le mie idee musicali. Suggerendo e guidando, non imponendo. Mi riesce quasi sempre. Quasi.

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Uno strumento musicale che avresti voluto imparare a suonare?

Banale. Il pianoforte. Suonicchio, ma da schifo.

Lasciami un pensiero musicale per salutare i nostri lettori.

La vita senza musica sarebbe un errore (non è mia…). Quindi non sbagliate. E non fate sbagliare i vostri figli. Non tutti devono diventare musicisti. Ma saper ascoltare è una delle regole basilari della musica. Pensa se la applicassimo ai rapporti fra le super-potenze mondiali.

Qualche consiglio dascolto?

Tutto, senza preconcetti. Se io ho ascoltato Led Zeppelin e Mozart contemporaneamente (Mozart era più Heavy Metal di tanti rockettari di oggi, btw) si può fare. E da tutto si può apprezzare e cogliere il bello, l’energia:

Led Zeppelin,Whole lotta love

W.A. Mozart: Symphony No. 41 “Jupiter” in C major

Skrjabin, Poema dellEstasi

 

 

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