La mappa della censura

Scritto da
Mirko Pizzocri

Alzi la mano chi di voi, guardando la tv, non si sia mai imbattuto in qualche inchiesta giornalistica turbolenta, dove si ripete lo stesso copione: una mano che nel mezzo della diretta offusca le riprese accartocciando il segnale; le voci fuoricampo acute e i respiri affannati, specie quelli del cameraman; urla e spintoni finalizzati a reprimere tutto ciò che danneggia e infanga.

La mano sopra l’obbiettivo è una perfetta allegoria di ciò che nel mondo l’attività giornalistica sovente subisce, finendo stritolata dal potere politico e/o violentata dall’influenza malavitosa.

Ora proviamo a prendere in mano il mappamondo. Giriamolo e lasciamo che la sorte punti a caso su una Nazione: in quella casualmente indicata, con alta probabilità ci sarà una storia di censura da raccontare e una cieca violenza da denunciare.

Dell’Iran e del suo percorso oscurantista se ne stanno occupando i colleghi della rivista The bottom up. Dunque giriamo un’altra volta il nostro mappamondo e… buon viaggio!

turismo.it

Il dragone silente

La Cina, superpotenza economica del momento, risulta al 176esimo posto nella prestigiosa classifica redatta dall’organizzazione Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa nel mondo. Tutto è filato senza intoppi secondo i programmi del Partito, tant’è vero che, già sul finire dell’estate del 2013, il quotidiano New York Times raccontò di una nota interna diffusa in aprile dal comitato centrale del Partito Comunista Cinese, che metteva in guardia i suoi membri dalle sette insidie, di provenienza occidentale, che minerebbero la società cinese. Neanche a dirlo, indovinate una di questa qual era? La terribile, insurrezionale nozione d’indipendenza dei media.

Il Sultanato di Erdogan

È notizia di questi mesi che la Turchia, 151esimo posto della nostra classifica, ha raggiunto, dietro la corresponsione di ingenti somme di denaro, un accordo con l’Unione Europea che prevede un impegno constante di Ankara nella gestione dei flussi migratori siriani verso l’Europa. Ma è notizia ancora più fresca, del 5 marzo scorso, che il regime di Erdogan ha usato gas lacrimogeni e idranti per entrare nella sede del quotidiano Zaman, il più diffuso del Paese, davanti alla quale centinaia di manifestanti protestavano contro la decisione del tribunale di porre sotto amministrazione controllata il gruppo Feza, cui fa capo il giornale. Le forze di sicurezza hanno disperso i dimostranti, hanno abbattuto un cancello e scortato all’interno i manager nominati dalla corte. Cacciando i dipendenti che lavoravano all’uscita di quello che sarà l’ultimo numero indipendente del giornale.

Putin lo zar

Al 148esimo posto troviamo la Russia, e non è nemmeno necessario scomodare omicidi di giornalisti noti come Anna Stepanovna Politkovskaja per fiutare il clima di censura oggi presente. È sufficiente richiamare la descrizione elaborata da Giornalisti senza frontiere per intendere il contesto: «È che con leggi draconiane e restrittive verso internet, la pressione sui media indipendenti è cresciuta costantemente dal ritorno di Vladimir Putin al Cremlino nel 2012. Le principali agenzie di stampa indipendenti sono state messe sotto controllo. Mentre i canali televisivi continuano a inondare gli spettatori con la propaganda, il clima è diventato molto opprimente per coloro che mettono in discussione il nuovo discorso patriottico e neo-conservatore o cercano solo di mantenere giornalismo di qualità

bandieraUE.it

L’ambiguità europea

E l’Europa? Nulla, resta zitta o, peggio, si gira dall’altra parte, crogiolandosi nella sua autoreferenziale società, pensando (e sbagliando) di aver sviluppato al proprio interno gli anticorpi necessari a respingere forme di censura autoritarie. Ma non è proprio così, perché da una parte il nostro continente può vantarsi di virtuosismi ed eccellenze, tra cui finlandesi, olandesi e norvegesi (rispettivamente alle prime tre posizioni), dall’altra vi sono invece Stati come l’Ungheria, 67esima, e l’Italia, al 77° posto, che abbassano in maniera considerevole il ranking europeo.

E il libero Giappone?

Il Paese del sol levante è alla 72esima posizione, i media godono di ampio potere fino a quando non si arriva alla soglia del segreto di Stato, una porta blindata e protetta da una legge durissima che scoraggia gli operatori ad addentrarsi. È così, ad esempio, che sono state catalogate le vicende di Fukushima.

La penisola italica

Già, l’Italia, Paese di santi, poeti, navigatori… e giornalisti minacciati. Qui, i motivi che più incidono, secondo l’organizzazione francese, nella nostra scarsa posizione è il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni; tant’è che questo triste fenomeno precede di un anno la fondazione dell’organizzazione curatrice della classifica. Era il 1984 quando in Sicilia fu ammazzato Giuseppe Fava, direttore di un quotidiano locale, colpevole di aver firmato l’articolo intitolato I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa. Ma questa è un’altra storia, non certo di ampio respiro internazionale, semmai provinciale, ma ahinoi ancora così gravosa e taciuta.

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