Michael Nyman: lezioni di piano a parte

Scritto da
Laura Pegorini

 

Creare qualcosa di bello, a volte, è più una condanna che una fortuna. Chi crea un’opera di grande rilievo spesso nutre verso di essa sentimenti contrastanti: l’odio per un persecutore, il senso di ingiustizia per il resto della produzione, l’amore del genitore per un figlio. Deve essere frustrante sentirsi sempre chiedere la stessa cosa, quando si è consapevoli di aver fatto anche altro nella vita, altro di ugualmente bello; come un attore che si fonde con un personaggio. Eppure, quando si ha un grande dono come questo, si finisce per vivere di lei e pace a chi non capirà.

Questo è il problema di Michael Nyman, che ho avuto l’occasione di ascoltare dal vivo presso il Palazzo Trecchi di Cremona, in un concerto dal titolo Acqua Armonica, all’interno del festival Acque Dotte, alla sua prima edizione. Già ospite della città nel 2014 per il festival Mondomusica, Nyman ha partecipato con un’esibizione da solista il 12 luglio scorso, nell’elegante cortile del palazzo nobiliare. La sua è soltanto la seconda del festival, ma anche l’ultima prima delle vacanze estive: il suo prossimo concerto, infatti, sarà l’8 settembre a Napoli.

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Sottotitolo del festival è Music flow, la musica scorre. Un chiaro riferimento, questo, assieme ad Acqua Armonica, alla presenza solenne e potente del fiume Po, sulla cui riva lombarda  sorge Cremona. Il Grande Fiume è scenografia e protagonista della vita quotidiana della città e la rassegna si propone di esaltare questo arcaico rapporto tra i due: ogni concerto, infatti, ha nel titolo l’acqua, l’elemento liquido.

Nyman, nella sua performance, ha mantenuto la promessa che gli è stata chiesta, collegando ogni brano al successivo, senza interruzione: perché se il Po scorre, la musica fluisce e così le sue note.

Le colonne sonore e gli spartiti sono stati accostati l’uno all’altro, seguendo quasi il movimento dell’acqua. Il maestro ha attinto soprattutto dai dischi The Piano Sings e The Piano Sings 2, e dopo un’ora di attesa, ha eseguito il brano che lo ha portato al successo di pubblico, ma anche all’assimilazione con un film, uno dei tanti in cui ha lavorato: si tratta di The Piano (1993, tradotto Lezioni di piano) di Jane Campion, vincitore di tre premi Oscar e vero film cult.

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L’ovazione era d’obbligo, ma sul volto del compositore londinese si è dipinta un’espressione amara. Tutti conoscono quel brano, ormai; tanti hanno visto il film, ma altrettanti sembrano ignorare cosa altro egli abbia composto.

Oltre che compositore, Nyman è anche musicologo e fra i primi rappresentanti del minimalismo musicale della fine degli anni ‘60; è pianista e performer di carattere, oggi anche fotografo e regista (il suo album fotografico Sublime non potrebbe avere altro titolo), infine scrittore di storia della musica. Non stupisce che sia chiamato anche Renaissance Man, perché la sua creatività, il suo desiderio di sperimentare e la sua forte curiosità sembrano non avere davvero limiti.  Inoltre, se proprio dobbiamo di continuo relegarlo al mondo delle colonne sonore, si citino almeno altri film in cui ha collaborato: Gattaca-La porta dell’universo (1997) e La stanza del figlio (2001).

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Quel che però non convince del concerto è l’atmosfera che si crea una volta che Nyman si siede al pianoforte. Quando gli occhi gli cadono sullo spartito e le dita sfiorano i tasti, il pubblico sembra escluso, come se non ci fossero che lui e il piano. Per questo, l’impressione che mi ha dato è che egli abbia un’immaginazione lirica, del tutto rara, ricca di poesia e dolcezza, ma che si trovi più a suo agio in un luogo privato, più consono alla creazione, piuttosto di un piccolo palco su cui suonare da solo.

Forse, però, si tratta di un senso di rivalsa. Da solo, Nyman non può essere soltanto Lezioni di piano, ma un artista di enorme talento, un grande teorico e un poeta. Il pubblico pagante in parte pareva essere lì esclusivamente per ascoltare quelle note romantiche che lo ha commosso.

Nyman non è una nota sola, ma una fragorosa onda di note che sono tutte quante degne di essere udite, e ognuna ci racconta una storia diversa.

 

 

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