Muri che mordono: il ruggito di Turbosafary

Scritto da
Vanessa Martinoli

 

Rompiamo i cordoni rossi che ci separano dalle tele appese, viaggiamo tra forme spigolose, andiamo a conoscere la ciurma di Tubosafary! Parliamo di un collettivo formato da cinque giovani talenti del graffito urbano che durante l’estate appena trascorsa hanno conosciuto la calce dei muri di tutta Italia, loro sono Cripsta, Dilen, Tybet, Acca ed Est Her.

Amicizia e affiatamento da circa tre anni sono il collante che lega i cinque nomadi, che solo da quest’anno avranno sede a Milano. Si ispirano a Matisse e credono nell’idea di non limitare né la fantasia, né il campo d’azione, fondendo insieme i gusti e la creatività di ogni singolo componente del gruppo, ottenendo un armonioso cocktail geometrico e cromatico. Conosciamoli meglio!

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Se dico Tubosafary, voi cosa dite?

«Turbosafary è una folle corsa in stile Mad Max, solo che le vetture sono guidate da animali selvaggi. Dopo un infinito brainstorming abbiamo scelto il nome, suonava bene, era unico e ci rappresentava, racchiudeva la nostra voglia di fare e il nostro spirito un po’ tribale. Quando abbiamo finito ci siamo accorti che era solo quello che volevamo diventare. Ci unisce davvero una profonda amicizia e un’incredibile voglia di sperimentare, prendere ciò che di buono ciascuno di noi può dare per imparare e creare qualcosa di nuovo e di bello».


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 L’arte oggi: passione o professione?

«Ci ritroviamo spesso a chiederci, se quello che facciamo sia arte, forse è solo una piccola sfaccettatura, ma intanto proviamo a trasformare le nostre passioni in un lavoro.

I due ambiti possono di certo essere in contatto, ma non crediamo sia giusto vendersi e perdere di vista il proprio stile e la propria ricerca per ricavarne un profitto».

Qual è il marchio di fabbrica inconfondibile? 

«Lo stile Turbosafary è composto da elementi grafici dalla tinta piatta, con colori pastellosi e brillanti, bilanciati da altre forme più aggressive e taglienti, rendendo l’opera finale un gioco armonioso di strutture disarmoniche e apparentemente discordanti. Vorremmo trasmettere l’essenza di ciò che siamo e di come vediamo il mondo: un equilibrio di elementi diversi che insieme danno vita a qualcosa di fresco, distante dall’accademico. Turbosafary è probabilmente prima un modo di essere, che poi prende vita nei nostri lavori».

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L’estate 2015 è stata ricca di opportunità creative, cosa avete realizzato sotto il sole della bell’Italia?

«E’ stata una bella avventura, nel giro di venticinque giorni abbiamo girato Puglia, Calabria, Sicilia, Abruzzo e Marche a bordo del nostro furgone. In questo viaggio abbiamo avuto la conferma della bellezza del nostro paese, di quanto possa essere ispirante e ricco di persone e luoghi splendidi. Abbiamo, inoltre, conosciuto molte realtà che operano per lo sviluppo artistico urbano nel sud e centro Italia. Ovviamente abbiamo lasciato, quando abbiamo potuto, un segno del nostro passaggio».

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Per due anni avete collaborato con il Pop up! Festival, quali progetti avete organizzato e cosa vi hanno lasciato?

«La nostra prima collaborazione con il Pop up! Festival risale al 2013, quando ci è stato chiesto di realizzare un progetto di street art con i bambini della scuola

Serendipità, un casolare immerso nella campagna di Osimo e trasformato in una scuola materna libertaria. Abbiamo realizzato un workshop per i bambini, in cui abbiamo raccontato la ‘Storia dell’isola di Ö’, un luogo magico, abitato da personaggi fantastici. Questa fase di lavoro ha permesso di coinvolgere completamente i bambini, rendendoli partecipi della fase progettuale e compositiva. Il passo successivo è stato la riproduzione dei personaggi sui muri della loro scuola! Un progetto davvero ricco e interessante.

La seconda collaborazione con il festival è avvenuta quest’anno e siamo stati chiamati a dipingere la stazione ferroviaria di Castelplanio, nei Colli Esini marchigiani. Siamo molto grati all’associazione MAC per queste due opportunità che ci ha offerto».

 

 

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