Olive Kitteridge

Scritto da
Simone Buzzi Reschini

Come dicevamo a proposito di True Detective, i confini tra grandi produzioni televisive e cinema si fanno ormai sempre più sottili. Se poi ci troviamo di fronte un prodotto come Olive Kitteridge, presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia, allora si può quasi parlare di vera e propria ibridazione. Infatti, questa mini-serie HBO (andata in onda su Sky Cinema dal 23 al 30 gennaio), tratta dall’omonimo romanzo del 2008 di Elizabeth Strout, si divide in quattro parti, che vanno a coprire un arco temporale di 25 anni, con una durata totale di quasi quattro ore. Questo perché, come spiega Frances McDormand, non solo interprete di Olive ma anche ideatrice di tutto il progetto, «Olive non poteva essere raccontata nei 90 minuti di un film, per questo ne abbiamo fatto una miniserie di quattro puntate. Solo con la lunga distanza si può raccontare un personaggio femminile così complesso».

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La McDormand, dopo aver letto il libro, e prima ancora che esso vincesse il premio Pulitzer, ne comprò i diritti e, in veste anche di produttrice, decise di realizzare questo lungo film per la televisione affidandosi per la sceneggiatura a Jane Anderson e per la regia a Lisa Cholodenko. Insomma, un progetto tutto al femminile a cui l’attrice teneva particolarmente, come emerge dalle sue parole: «Avere l’opportunità, a questo punto della mia carriera professionale, di sviluppare, produrre e recitare in un’opera del calibro di Olive Kitteridge è il culmine di tutto ciò che ho imparato in questi anni di esperienza. Raccontare la storia di una donna che vive alla periferia delle vita degli altri – non solo del marito e del figlio, ma dell’intera comunità – e riuscire a rendere lo stesso impatto, è una vera soddisfazione. Per questo ruolo ho dovuto portare tutto il mio bagaglio di conoscenze – ogni ruolo che ho interpretato, la mia vita come madre, moglie, figlia e zia. Sono riuscita a incorporare tutto questo materiale nel personaggio di Olive».

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Come possiamo facilmente comprendere da queste parole, uno degli elementi più apprezzabili (e apprezzati) della mini-serie è stata proprio la profondità psicologica di personaggi e tematiche, che riesce a trasmettere sottigliezze e particolari che solitamente rimangono dispersi nell’adattamento cinematografico di un romanzo. Un progetto molto ambizioso, che rischierebbe di traballare, se non fosse supportato da un cast d’eccezione: oltre alla già citata Frances McDormand, nei panni appunto della protagonista, Olive Kitteridge, un’insegnante di matematica indelicata e scorbutica, sono presenti Zoe Kazan, la giovane, fragile e ingenua Denise, Rosemarie DeWitt, che invece interpreta Rachel, donna depressa e affetta da bipolarismo. Ma in questo quadro che sembra dipinto solo di tinte rosa, è importante far notare come anche le figure maschili siano fondamentali: Richard Jenkins è Henry Kitteridge, il marito gentile e generoso di Olive, mentre il loro figlio, Christopher, è interpretato da John Gallagher Jr.; altri personaggi non eludibili sono l’insegnante di letteratura Jim O’Casey (Peter Mullan) e l’anziano vedovo Jack Kennison (Bill Murray).

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La storia è ambientata nella fittizia cittadina balneare di Crosby, nel Maine. La bellezza della natura che ci circonda è infatti un elemento ricorrente (come già si può notare nella sigla iniziale), il quale, insieme alla pregevole colonna sonora, aiuta a creare un’atmosfera sottile e distaccata. Olive Kitteridge è una storia di depressione, di felicità, di amore, di gentilezza, di senilità, di pazienza e di gratitudine, racconta la vita umana nei suoi momenti (apparentemente) meno cinematografici e riesce ad arrivare nel cuore dello spettatore.

Buona visione e alla prossima!

 

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Serie Tv

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