Pellegrinaggio fra le ipocrisie di Lourdes

Scritto da
Francesca Gabbiadini

E’ una serata di metà maggio. Io ed alcuni amici stiamo organizzando, assieme alla fresca birra, una grigliata per il weekend successivo quando, improvvisamente, Sara ammutolisce: «Io non posso ragazzi. Quattro anni fa avevo promesso a mia nonna che un giorno l’avrei accompagnata a Lourdes… parto venerdì prossimo».

Lourdes, città situata nella regione degli Alti-Pirenei, è divenuta famosa in tutto il mondo grazie all’apparizione mariana del 11 febbraio 1858 alla quattordicenne Bernadette Soubirous. Successivamente ci furono altre diciassette analoghe visioni ed assieme ad esse arrivarono numerosi cambiamenti che, nel tempo, trasformarono il piccolo paesino ottocentesco di 4 mila abitanti nella terza città alberghiera di Francia. Oggi la popolazione ammonta a 15.400 residenti con un afflusso di circa 6 milioni di persone l’anno; la città, inoltre, ha un bilancio di 18 milioni di euro, di cui il 90% deriva da offerte, doni e lasciti .
Sara, ragazza di 24 anni non credente, ha un solo motivo per passare quattro giorni in uno dei luoghi di culto cristiani più conosciuti al mondo: trascorrere un po’ di tempo con la nonna… che grazie all’ottimismo si traduce nell’intramontabile carpe diem. Ovviamente parte con la morte nel cuore.

«Sembrava di essere allo Sziget, ma invece dei palchi c’erano la Grotta e le Chiese; e invece dei concerti le messe e i rosari… ah, poi c’era anche un cinema: ogni ora riproducevano la storia di Bernardetta in una lingua diversa».
Nel centro di Lourdes non ci sono case, ma innumerevoli alberghi, quasi 400, con nomi nella direzione di Hotel du Calvaire, Hotel Concorde oppure Christ-Roi, che perdono stelle man mano che si allontanano dal Santuario di Nostra Signora di Lourdes e, a quanto pare, anche clienti visto che molti rimangono abbandonati. Nonostante la poca presenza degli abitanti del luogo, di certo la città non è morta. Il Santuario è composto da tre chiese, una superiore, una centrale e infine una sotterranea; quest’ultima, in particolare, è grande «come un campo da calcio», tutta di cemento armato, con l’altare al centro e due maxi schermi per vedere la messa.

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Accanto si ergono la Cappella dell’Adorazione Perpetua, dove i fedeli posso pregare 24 ore su 24, e un’altra cappella in cui alla domenica si svolge la Messa Internazionale. Tutte le sere, inoltre, Lourdes è illuminata dalla fiaccolata della processione serale e il Santuario permette l’adorazione sino alle 2 di notte.

Camminando per la città può capitare di vedere una striscia sottile blu ai lati della strada che collega il Santuario alla Casa di Bernadette, sempre a Lourdes.

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La Santa ha trascorso un certo periodo della sua vita a Bertrès, per aiutare la zia ad accudire le pecore, e proprio qui Sara farà una gita in pullman. Il posto è magnifico, i Pirenei abbelliscono il verde dei prati. La tranquillità del posto potrebbe trasmettere ai suoi visitatori il primo e unico attimo di raccoglimento, se non di preghiera, almeno di silenzio meditativo… ma il prete, dal canto suo, sente il bisogno di fare un raccoglimento di gruppo. Perché tutto, a Lourdes, dal Santuario alle cappelle, dalle processioni alle messe e in accordo con l’ortodossia cristiana, tutto deve essere condiviso e vissuto assieme.

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Di fronte a ciò, l’unico pensiero autentico è probabilmente – rimaniamo dunque, magnanimamente, nel campo del possibile – quello della mia amica, la quale, di fronte allo spettacolo dei Pirenei e delle casette isolate, non può che paragonare il paese a ciò che Lourdes stessa era una volta e a come l’attività di culto l’abbia definitivamente cambiata.

Il weekend riserva a Sara un’altra sorpresa: è il Pellegrinaggio Internazionale dei Militari.
Mentre si camminava per strada, mi racconta Sara, improvvisamente capitava di essere travolti dalle loro parate e ritrovarsi circondati da cori e preghiere di tutte le lingue, piume colorate e mantelli di varie dimensioni, accostamenti di ritmi di marcia ai ritmi della processione. Chiedendole un evento significativo del pellegrinaggio militare, Sara mi descrive i distributori di ceri posizionati nel Santuario. Sorgono accanto ai baldacchini con candele di varie misure – tre dimensioni diverse – spesso troppo pieni; così, per posizionare la propria candela, si deve lasciarla agli addetti che ogni tot liberano i posti.

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Davanti a questi negozi, i militari sono soliti acquistare i ceri per addobbarli di bandiere e fotografie dei loro caduti, dimostrazione del fatto che non sono solo a Lourdes a seguito di un comando imposto, ma anche per loro libera iniziativa: «pensare al legame Chiesa-Esercito, personalmente, mi mette i brividi».

Ora però i viaggi devozionali a Lourdes sono stati bloccati: «Non è solo un’alluvione, ma una catastrofe!» ha dichiarato Nicola Ventriglia, cappellano coordinatore dei fedeli di lingua italiana, a Radio Vaticana, di fronte al disastro naturale. A voi il video tratto dal sito del Santuario di Lourdes: eccovi.

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