Perù: numeri su numeri

Scritto da

Santa Eulalia (Perù)
30/03/2012
Ora: 9:32
Manana

Un po’ di numeri. 4.534. 210. 06:20. 1036. 312. 3408. 3398 prima e 3398 dopo. 3374. 18:15. 3660. 1492, o più precisamente 1524.

4534. I metri, altezza violata, raggiunta, conquistata. Verdi prati sotto le cime innevate dei ghiacciai e branchi di lama che corrono lungo i pendii delle montagne. Mai stato così tanto vicino al cielo in vita mia, il record d’altezza del Blindenhorn dell’estate passata, con i suoi 3374 metri, è ampiamente superato, e non so se sarò mai ancora così tanto alto in futuro. Ma andiamo per ordine, una descrizione così sommaria non rende giustizia ai paesaggi e alla gente incontrata lunedì.

06:20. L’ora. Il retro del pick-up è carico di bolsas rosse, contenenti un po’ di tutto, matite, spaghetti, pennarelli, tolle di fagioli, quaderni e pacchi di riso. Destinatari i bambini del progetto SOS NINOS, piccoli ramini che vivono nelle comunità campesine al di sopra dei 3000 metri. La carrettera è un’altra rispetto al viaggio di sabato, ma la sostanza non cambia, affidamento cieco e totale all’autista, Pascual, e tante curve e sobbalzi per stomaci forti (il mio incredibilmente reggerà all’urto per l’intera giornata).

210. I minuti, di viaggio, tra un sobbalzo e lo spostamento di pietre dalla carreggiata per far passare il pick-up. 3 ore e 10 minuti ed eccoci. Acobamba, venti case di pietra con il tetto in lamiera che si stagliano su prati verde smeraldo, rigogliosissimi e zuppi di acqua (come scopriranno loro malgrado i miei poveri piedi) per via dell’elevato tasso di umidità e delle continue piogge. Aria rarefatta e grossa fatica a respirare, faccio una corsa e a momenti mi viene un infarto, Silvia, una delle instancabili volontarie, mi avvicina e mi dice che è una “locura”, una pazzia, bella forza, a saperlo prima.

Acobamba

Acobamba

A 4534 metri, le venti case per trenta abitanti di cui almeno dieci tra ragazzi e bambini. Le domande su come delle persone possano vivere a certe altitudini e soprattutto come, qui si amplificano. E si amplifica anche il mio stupore alle risposte del tutto naturali dei volontari peruviani abituati a vedere queste cose. Lana di alpaca e lama, papas e queso. Che domande,tsè!
Consegna dei pacchi, foto di rito con i bambini inquadrati che non mi sorridono neanche a pagarli e la comune credenza che io sia un fotografo vista l’attrezzatura, e tutti mi fanno complimenti ancor prima di aver visto le numerose foto bruciate che verranno fuori. I bambini qui sono lievemente diversi, al contrario delle città, dove aspetto, colore della pelle e taglio degli occhi varia notevolmente, qui hanno più o meno tutti la stessa fisionomia, con gli occhi leggermente allungati, di uno scuro intenso, e la pelle della stessa tonalità, rame molto scuro, con le guance fortemente arrossate che sembrano quasi rigate. E’ il freddo e il sole mi dicono, chi vive qui ha una pelle molto dura che tende a scurirsi, che sopporta il gelo e il vento e il sole qui più forte che mai. Il sole già, bastano dieci minuti perché la mia faccia assuma quella tonalità di colore che varia dal rosso aragosta al viola uva ben maturata. Tonalità che tutt’ora porto sul viso creando l’ilarità di chi incontro. Ma i bambini son differenti non solo per l’aspetto fisico, son chiusi, non sorridono e son più timidi che mai, i miei classici tentativi di pagliacciate non sortiscono alcun effetto. E qui entrano in campo altri numeri.

1492 o più precisamente 1524. Il primo è l’anno della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, il secondo è l’anno in cui lo spagnolo Francisco Pizarro da al via alle spedizioni che miravano alla conquista dell’impero Inca. Entrambe le date si riveleranno foriere di sventura per i popoli indigeni della zona. La “civilizzazione” porterà a quello che tutti noi conosciamo come un genocidio di massa, civiltà floride e secolari destinate a scomparire. Ma che c’entra con un viaggio in pick-up ad alta quota nel 2012? C’entra, c’entra eccome. Alla mia domanda sul perché i bambini e gli abitanti si siano rivelati così freddi mi rispondono in due maniere, innanzitutto perché non sono abituati a vedere un gringo da quelle parti, e poi, soprattutto perché per loro, ancora oggi, a così tanti anni di distanza, il blanco è colui che è venuto e ha distrutto tutto. Portatore di sventura. Non ci può essere una buona visione di lui, la diffidenza impera..

3408 e 3660. Il viaggio continua, si passa a consegnare i sacchetti ai bambini delle comunità di Huanza (3408) e Laraos (3660).

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Nel viaggio di ritorno arriva la neblinda, la nebbia, le nuvole che ogni pomeriggio assediano queste quote. Più che banchi di nebbia si potrebbero definire banchi di acqua vaporizzata, in quanto se ci sei in mezzo ne esci fradicio senza che ti abbia piovuto addosso. Ora i miei piedi comprendono perché i prati sono così inzuppati d’acqua.

3398 prima e 3398 dopo. Il dislivello. Salire e scendere così tanto metri porta a giramenti di testa, nausea e senso di debolezza. Rimedio? Uno solo, coca. Che sia un tè agli estratti di foglia di coca, foglie di coca da masticare o sia coca-cola non importa, l’importante è assumerlo prima o dopo la salita. Padre Joachin, che si fa in media ogni settimana i suoi buoni 2000-3000 metri di dislivello, si spara mezzo litro di coca-cola all’andata e mezzo al ritorno. Dice che il rimedio glielo ha consigliato una monaca, non sa bene perché ma funziona.
18:15. Il ritorno. Pascual dopo aver guidato praticamente per 5-6 ore su strade decisamente improponibili impreca per il dolore alle gambe, Silvia, Jordie ed German, la mia compagine sudamericana, arriva stanca ma pronta a ripartire, mercoledì li aspetta un nuovo viaggio in altre comunità al di sopra dei 3000 metri. Io son devastato dal viaggio e in più martedì sto in giro tutto il giorno, al che mercoledì rinuncio ad andare, mi sento un po’ una sega, e in effetti credo di esserlo un po’, quando vedo tornare Pascual e Silvia la sera di mercoledì, facce stravolte e retro del pick-up vuoto, borse consegnate.

312. Mi metto di buona lena per selezionare almeno le fotografie, 312 totali, ho scattato come un animale. Le istantanee dei bambini con le borse servono da mandare in Italia, ai vari “padrini” che attraverso una donazione permettono agli instancabili volontari di portare avanti e indietro il materiale scolastico e il cibo per i ninos con difficoltà segnalati dai vari direttori delle scuole dei villaggi.
E qui chiudo, con un immagine raccontata.

Acobamba, mi siedo per respirare meglio, sono in un vicolo e mi si presenta una gucciniana immagine al femminile e peruana..la vecchia e la bambina, si preser mano e insiem andavan incontro alla sera..prendo la macchina, svito il tappo e scatto.

Tre istantanee di due vite agli antipodi, una che vira verso l’inesorabile tramonto e una che sta sbocciando ora, incontro alle difficoltà che comporta vivere in questi posti. Perfetto. Grazie Acobamba.

Acobamba 4534

Acobamba 4534

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