Progetto 20k: diritto alla solidarietà

Scritto da
Daniele Donati

In questi giorni abbiamo spesso chiamato in causa 20K. Vediamo più da vicino la storia di questo Progetto ed i suoi obiettivi con Francesco, una delle menti promotrici di questa vera e propria iniziativa di solidarietà per intervenire sulla situazione di Ventimiglia

Francesco ha 44 anni, fa l’educatore e ha sempre operato nel sociale, dalle tossicodipendenze ai centri di aggregazione giovanile, dalle comunità per minori alla consulenza per le politiche giovanili in provincia di Milano. Attualmente, lavora per una grande Ong, all’interno di un programma internazionale per minori stranieri non accompagnati.

L’idea del Progetto 20k nasce nella tarda primavera del 2016 su proposta di alcuni ragazzi di Bergamo che erano stati a Ventimiglia l’estate precedente, racconta Francesco. Questi, avendo toccato con mano la realtà della cittadina ligure, sentirono l’urgenza e la necessità di un lavoro strutturato e continuativo per le centinaia di persone bloccate al confine.

Alle prime riunioni informali fecero seguito i primi incontri pubblici, al Circolino della Malpensata a Bergamo e presso il Ri-make a Milano, con la volontà di aprire le riflessioni all’esterno e di attivarsi coinvolgendo quante più persone possibili.

«Questi primi incontri ebbero il pregio di riscuotere successo, non tanto dal punto di vista numerico, quanto da quello della concretezza delle individualità coinvolte. E’ venuta meno la dinamica per cui c’è un interlocutore che organizza e propone e uno che eventualmente aderisce all’iniziativa; chi veniva a questi incontri diventava parte integrante del progetto portando la sua professionalità ed il suo contributo nel momento stesso in cui il Progetto era ancora in divenire. Questo ha messo tutti noi sullo stesso livello, creando un clima molto positivo».

Sulla base dell’esperienza di chi era stato a Ventimiglia e di chi per lavoro seguiva le dinamiche migratorie come avvocato, educatore o operatore dell’accoglienza, vennero individuati i principali filoni di intervento.

Questo lavoro preparatorio contribuì al collaudo del Progetto20k che dal primo luglio e fino al 30 settembre 2016 diventò operativo sul campo, prevedendo l’affitto di un locale che potesse ospitare i volontari e garantendo la presenza stabile e quotidiana di una manciata di solidali a Ventimiglia.

credits: Progetto 20k

Durante questi 3 mesi di attività, i membri del Progetto 20K hanno fornito supporto materiale e concreto attraverso la raccolta e la distribuzione di indumenti, cibo e beni di prima necessità; informato gli uomini e le donne sul confine, dando loro gli strumenti per operare scelte consapevoli in autonomia e sicurezza; monitorato e controllato la situazione a Ventimiglia con il proposito di effettuare una più corretta comunicazione pubblica. Continua Francesco: «Raccogliere informazioni, confrontarle, analizzare i cambiamenti il più sistematicamente possibile rende noi più realmente competenti e maggiormente efficaci nella comunicazione che facciamo».

Questa prima parte del Progetto era quella inizialmente preventivata da Francesco e compagni. Con la conclusione di settembre e valutando che il flusso non si sarebbe interrotto, il gruppo prese consapevolezza che tutte le attività messe in moto necessitavano di ulteriore impegno e costanza. Come prima cosa è stato confermato l’affitto dell’appartamento, per permettere ai membri del collettivo di scendere appena possibile a Ventimiglia per mantenere sotto osservazione il frangente.

Dalla fase esperienziale e più intensa del trimestre estivo si è così passati ad un momento di costruzione progettuale.Gli scopi di questo periodo invernale sono l’aumentare il numero di competenze ampliando la rete di contatti ed organizzando incontri di formazione per far sì che tutti siano il più preparati ed aggiornati possibile.

«Una volta ogni tre settimane ci ritroviamo tra Bergamo e Milano, facciamo un’assemblea di una giornata intera in cui partiamo dalla situazione a Ventimiglia e da lì’ valutiamo possibili incentivi. Un lavoro non sul campo ma che è funzionale affinché il nostro impegno abbia risonanza.
Stiamo preparando un nuovo progetto estivo allargando lo spettro delle collaborazioni, intercettando altre realtà locali auto-organizzate come il centro sociale La Talpa e l’Orologio di Imperia o l’associazione Popoli in Arte di Ventimiglia , ma anche Onlus che hanno attivato un proprio staff su Ventimiglia, come Medici senza Frontiere o Save the Children».

Quello che Francesco ha tenuto a rimarcare è l’atteggiamento di apertura di 20K, la volontà di mettere insieme soggetti diversi con lo scopo unico di porre in relazione i migranti con il resto della società.

credits: Progetto 20k

Chiacchierando con Francesco, mi riferisce dei messaggi che arrivano da oltre frontiera al Gruppo. Raccontano di avercela fatta e li ringraziano. Sono messaggi che parlano di amicizia e scambio. Francesco sottolinea come per molti dei chabeb che arrivano a Ventimiglia, loro hanno rappresentato la prima opportunità per potersi liberare dalle tragedie viste o vissute, semplicemente parlando ed essendo ascoltati.

«Sono arrivato a 44 anni compiuti, si può dire tra i fondatori di questo Progetto e sin dal primo momento ho trovato ragazzi con 20 anni meno di me, coinvolti nel progetto solo da qualche giorno, che nel vivere l’esperienza lì a Ventimiglia erano loro riferimento per me; erano loro che tenevano il polso della situazione, sapevano cosa c’era bisogno di fare e io, di conseguenza, mi rivolgevo a loro. Questo per me è stato molto importante perché mi ha dato la percezione di aver costruito qualcosa di fortemente coinvolgente».

credits: Progetto 20k

Com’è oggi la situazione a Ventimiglia?

«Ad oggi, girano insistenti voci sul tentativo di svuotare il campo della Croce Rossa: non si capisce se con l’intenzione di chiuderlo o di alleggerirne le presenze. Come conseguenza di questo allontanamento dal campo, abbiamo registrato un aumento delle persone che dormivano in stazione. In generale, tra campo della Croce Rossa e persone fuori dal campo, ci sono tra i 400 e i 500 migranti a Ventimiglia; poi ci sono le famiglie con i bambini, diciamo 100-120 persone, che sono ospitate alla chiesa delle Gianchette. Se si rivelasse esser vera la notizia della chiusura del campo della CRI e con la continuazione dei flussi, si riproporrebbero situazioni già viste, come l’aumento delle deportazioni, l’intervento massiccio della polizia, ecc ».

Per partecipare attivamente al Progetto basta poco, è sufficiente andare ad uno degli incontri, mettere a disposizione parte del proprio tempo, partecipare alle raccolte di cibo ed indumenti, condividere l’informazione, interessarsi. Prossimo appuntamento, un grande e vento di due giorni, che si terrà il 31 marzo ed il primo aprile al c.s.a. Pacì Paciana di Bergamo, dove presenteranno il progetto 2017 alla luce dei contatti raccolti negli ultimi mesi.

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