Val d’Orcia, un paesaggio da Hollywood

Scritto da
Mirko Pizzocri

Hollywood l’ha celebrata, filmata, immortalata. Cercava un luogo onirico, quieto ma struggente; un posto che potesse apparire fuori dal tempo, sospeso e protetto in un sogno; un ambiente che potesse avere la valenza di casa, dove poter tornare alla fine di una vita tribolata, per trovar pace e affetti. Forse l’Eden, o forse semplicemente la Val d’Orcia.

Fu quest’ultima la location scelta dalla produzione per il celebre film Il Gladiatore; immortalata sul finale in un quadro che prende avvio dalle parole del protagonista che, morente, immagina il proprio ritorno a casa, atteso dal figlio in lontananza, perso tra dolci colline e lembi d’ocra campagna.

Gladiatore

Sul finire d’Agosto, in giornate con il sole giallo e alto in cielo, questo pezzo di Toscana si illumina, suggestivo e straordinariamente capace di abbracciare le qualità italiane riconosciute dal mondo: l’eccellenza eno-gastronomica, l’arte e la storia che intrecciandosi ci lasciano borghi incantati, cristallizzati ai tempi di castelli e feudi, bandiere e contrade. Mario Luzi amava decantare la valle: “Ed era come essere in una strada fuori del tempo che punta con le sue giravolte al cuore dell’enigma”, disse omaggiando Pienza. La cittadina, posta nel cuore della Val d’Orcia, è un modello di straordinaria bellezza architettonica, con il centro storico rivoluzionato nel Quattrocento su impulso di quell’Enea Silvio Piccolomini divenuto in seguito Papa Pio II. Progettata dal rinascimentale architetto Bernardo Gambardelli detto “il Rossellino”, che in seguito definì Pienza “città ideale” o “città utopica”, la piazza rappresenta il modello di convivenza tra l’architettura e la gente, lo studio del bello applicato in vita quotidiana.

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Pienza, oltre ad essere straordinaria custode del sapere rinascimentale, è anche fucina di prelibatezze! Spicca tra tutte il formaggio omonimo della città d’origine; delizioso se in compagnia di pere, noci e miele, superbo se affiancato dal vino da lì a pochi chilometri prodotto, il Montepulciano. Conosciuta ai più per il suo vino nobile, la cittadina che ospita questo famigerato vigneto è altrettanto ammirevole se ci si ferma a contemplare la sua costruzione rurale e l’equilibrata urbanizzazione. Anche qui è passata la radice rinascimentale, lasciando dietro di sé eleganza priva di effimero e bucolica bellezza. L’equilibrio principe è il rispetto per la natura; principio applicato nei secoli, dagli architetti più brillanti, il Rinascimento in valle ci lascia con un uomo che si appropria di spazi, chiedendo comprensione alla natura e permesso al senso estetico.

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L’avvicinarsi ai borghi è un percorso metaforico: il gruppetto di costruzioni di color pietra è quasi sempre in cima ad un promontorio da cui discende serpeggiante una strada (talvolta non asfaltata), che facendosi largo tra campagne e boschetti di cipressi ti accoglie, indicandoti la direzione verso il centro abitato senza sfarzi, senza eccessi, mostrandoti i frutti di una campagna pronta a restituire girasoli allineati come soldatini colorati di giallo.

Questa valle è così: una secolare partita a scacchi tra piaceri del palato, odori inebrianti e bellezze architettoniche inserite in una natura modellata dall’uomo con ancestrale equilibrio. Perle incastonate nei meravigliosi affreschi delineati dalle piccole contrade, fatti di colori caldi, rustici e rurali, incorniciato da filari di cipressi, che silenti contemplano il paesaggio.

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